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martedì 25 gennaio 2022

A.I.D.O. Si conclude dopo anni la dipartita della sede comunale di Favara.

 Si conclude una disputa nata nel 2019 dentro l'aido comunale di Favara. 

Pubblichiamo il video di Vincenzo Vella, già Presidente della struttura favarese dove giura di dire la verità tutta la verità nient'altro che la verità. 



Oggi dice Vella, ve ne parlo per due motivi: uno, perché ancora oggi qualcuno vedendomi mi chiede, due perché si chiude una parentesi durata tre anni. Vi racconterò come dal niente nasce tanto odio e rancore dentro la gente cattiva e come il male possa infettare un'intera associazione, di fatti il vecchio detto non sbaglia mai continua Vella, il pesce puzza dalla testa. Chi mi conosce o ha seguito la vicenda, sa con quanto amore e impegno nel 2013 diedi vita ad un gruppo associativo nella nostra città. 


Furono anni di intenso impegno, quello che per alcuni si potrebbe chiamare volontariato, per me era diventato sacrosanto dovere verso quelle persone bisognose del mio operato, cosa per cui tutte le sante mattine uscivo di casa con una agenda piena di impegni, detta in breve, volontario h24, con un consumo personale in media di euro 10 , dico di tasca mia. Con me portavo le nobili finalità dell'associazione, mentre pian piano mi rendevo conto di quanto malata fosse dentro in tutti i livelli, ma il mio scopo era quello è soltanto di promuovere la cultura della donazione degli organi. Poi magari ascoltando il seguito vi metterete a ridere. Bene, tutto una meraviglia, finché un giorno il gruppo da me diretto ricevette una donazione di euro 2000. Ero stato responsabile di tutto, il codice fiscale, la firma, ovunque l'unico responsabile ero io, ma ritorniamo ai 2000 euro. Fecero gola, e così mi fu chiesto il bancomat. 


Non voglio dilungarmi nei piccoli dettagli che ci sarebbe tanto da dire, ma cercherò di essere il più ristretto possibile. Non accettai quella richiesta sotto forma di ricatto, partita da tre compari, due del Consiglio Direttivo, e uno socio semplice. Così chiesi al mio vice di prendere il mio posto, io mi sarei tirato indietro dalla carica di Presidente, restando semplice socio. Non fu possibile, volevano la botte piena e la moglie ubriaca. Avevano interessato persino la presidenza nazionale che mi consigliò di richiedere sei bancomat, uno per ogni membro del direttivo. In poche parole volevano me responsabile e nello stesso gestire loro il misero conto. 

Li cominciarono i guai, non volevano accettare le mie dimissioni, per cui fui costretto a renderle pubbliche con una delle più importanti redazione giornalistica presente sul territorio. Non furono viste bene dal mio vice e company , così iniziarono ad inventarsi di tutto e di più, per screditarmi dinnanzi alla comunità. 


La rabbia li abbaglio, non riuscivano più a capire il bene dal male. Fu così che con la complicità della presidenza provinciale misero insieme 21 punti diffamatori nei miei confronti per deferire la mia carica da segretario provinciale. Dovetti tutelarmi, io avevo la coscienza pulita, a seguito dell'assemblea dei soci fui incaricato di sciogliere il gruppo in quanto nessun membro era disposto a mettere in piedi un nuovo direttivo, liquidai come previsto dalla legge ogni avere, e chiesi alla sede nazionale di provvedere a liberare il mio magazzino del rimanente materiale cartaceo e logistico. Per una maggiore sicurezza e tutela consegnai un fascicolo alla guardia di finanza. Quello fu il gesto della mia più assoluta trasparenza, denunciare tutto. Dall'educazione ricevuta non ero capace di parlare male di nessuno, amici colleghi o chi che sia, mentre loro continuavano con la loro opera diffamatoria di squallido squadrismo e palcoscenico informatico. 


Così furono definiti da altri esponenti di rilievo e massime cariche della sicilia. Questo anche motivo oggi di chiamare ogni cosa con il suo vero nome è mettere i puntini sulla i. Non l’ho fatto prima in quanto c'era una indagine in corso dalla procura della repubblica. 

Nel video Vella fa vedere un documento del pubblico ministero di seguito rivisto dal sostituto procuratore dove evidenzia la presenza di natura penale, cosa per cui rimanda il fascicolo alla procura della repubblica. Qui apre una parentesi, e parla di 21 punti diffamatorii prodotti dai compari. Si sono messi alla ricerca di vecchie fatture continua, hanno ricontattato vecchi donatori di usufragi, piccole somme, non si rendevano conto di sputare nel piatto dove avevano mangiato, non solo, alla luce di tutto screditavano il buon nome dell'associazione. 


Si sono attaccati al nulla, tutto falso e come ho documentato tutto alla procura, farò con voi. Questa documentazione la presentano al collegio dei Probiviri provinciale per farmi espellere dalla mia carica di segretario provinciale. Il collegio composto da tre membri nonostante uno si fosse dimesso e nonché il presidente non ne avesse titolo e capacità sfilarono un documento senza valore da inviare al consiglio dei probiviri regionali, il quale ne presero le distanze con le dimissioni di un membro, così che non potendo esprimersi per numero legale mandarono il tutto ai probiviri nazionali. Ritornando al pesce e la sua testa. Nella presidenza nazionale fu decisa la disputa, ancora prima di leggere le mie difese. La legge dei numeri aveva avuto la meglio, come già era successo con la presidenza regionale anch'essi si sono venduti. Ero diventato un socio scomodo, tutti avevano abusato del loro potere che io ho sempre definito l'esercito dei generali. 


Persino il collegio dei probiviri nazionale fu manipolato. Non hanno tenuto conto delle mie difese, detta in breve mi privavano del mio diritto di difesa non solo civico, ma calpestando anche ogni regola statutaria facendone carta straccia. Dicevo inizialmente, oggi si chiude un capitolo, a meno che, questa mia verità si tramuti in un grosso rospo duro da ingoiare. Intanto continua, vi ringrazio tutti per avere abbassato le maschere e messo in vista tutta la vostra cattiveria. Questo vale sia per i compari locali che per quelli che vi hanno permesso tutto quanto, soprattutto alla testa del pesce cui ho dato tanto lustro, diceva sempre mio papà fai bene e dimenticalo, sappi chè ..spesso il bene viene scambiato con il male..ma il bene resta sempre bene, il male prima o poi ti ricambia con la stessa moneta, ti presenta il conto. E da quanto ho appreso, proprio tu che sei stato/a al vertice stai subendo lo stesso trattamento. Conclude Vella. Auguro a voi tutti ogni bene, io il mio lo ritrovato. 







venerdì 22 novembre 2019

Il dono di Natale e la gioia del cuore



Quest’anno, con l'avvicinarsi del Santo Natale, vorremmo entrare in ogni casa e in ogni cuore per parlare del Mistero del Natale. Quanti di noi abbiamo abbinato il Natale alla nascita, alla vita, e quanti con l'arrivo del Natale abbiamo sperano nei miracoli; o quanto meno, migliorare il nostro stato, spesso economico, ma anche di salute.

A tale proposito, parleremo della donazione degli organi e del Catechismo della Chiesa Cattolica ove insegna che «La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà». Per fare questo invitiamo Salvatore Ruggeri (trapiantato di cuore) a raccontarci la sua storia.

Tutto ebbe inizio il 19 Gennaio 2009, quando a causa di quello che sembrava un semplice mal di pancia senza altri sintomi, nel giro di poche ore, mi ritrovai in coma nella sala di emodinamica dell’Ospedale di Perugia,“S. Maria della Misericordia” il mio cuore infatti aveva smesso di battere, nonostante i medici avessero tentato per ben
tre volte di farlo ripartire, ogni volta dopo pochi battiti si fermava senza mostrare alcun segno di miglioramento. A quel punto ai medici di Perugia non restò altro che collegare il mio corpo all’Ecmo (un apparecchio capace di svolgere le funzioni demandate a cuore e polmoni).
Mia moglie nel frattempo era arrivata a Perugia, ma non ha potuto neanche vedermi potendo soltanto esprimere il consenso al posto mio perché mi venisse applicato l’apparecchio necessario a tenermi in vita, e lì mia moglie apprese che la mia unica speranza di salvezza era legata alla possibilità di subire un trapianto di cuore. Ma un cuore da trapiantare non è affatto semplice da trovare e pertanto con l’Ecmo applicatomi fui trasferito su un aereo C130 dell’Aeronautica Militare dall’Ospedale di Perugia alle Molinette di Torino dove mi applicarono un altro cuore artificiale denominato Incor.
Il mio coma ebbe la durata di 40 giorni, giorni lunghissimi durante i quali i medici, che mi avevano in cura, nonostante mi avessero inserito nella lista d’attesa per il trapianto, disperavano per riuscire a salvare la mia vita ... ed invece, dopo 47 giorni, appunto, avvenne il mio risveglio dal coma e vi lascio immaginare come mi sia sentito in quel momento, che mi è stato detto che il mio cuore non funzionava e avevo bisogno di un cuore per poter vivere, dopo circa tre mesi da quel 19 gennaio, dopo
varie peripezie mi fu consentito di alzarmi dal letto. Mi parve di volare, ma non potevo  perché ero in vita solo per un macchinario che dovevo portarmi addosso sempre, con un cavo che mi fuoriusciva dallo stomaco, stando la notte attaccato alla corrente e ad un computer per rilevare i dati.
Sono stati undici mesi e mezzo in attesa di un cuore, la mia vita si svolgeva quasi sempre in ospedale “pur avendomi fatto uscire e andare in albergo” ogni giorno facendo medicazioni, non so se qualcuno possa riuscire a comprendere come ci si possa sentire in certe situazioni, ma vi dico che si sta’ malissimo, fisicamente e mentalmente.
I pensieri più brutti, più allucinanti fan parte della tua quotidianità, ma grazie alla forza della famiglia e ad alcuni amici sinceri conosciuti in ospedale, dell’Associazione (ACTI diTorino) che mi hanno sostenuto in tutto ... sono riuscito a superare il mare in cui stavo annegando.
Alle 18,30 del 21 Dicembre 2009 arriva la fatidica telefonata. La Dottoressa mi dice che forse un cuore era stato trovato e di andare subito in ospedale. Fu un momento indimenticabile, l’ansia, la gioia, il dolore, la voglia di rivivere, arrivarono in un istante. Mi recai in ospedale dove ero atteso e dopo aver svolto tutti i prelievi del caso (Dracula ne avrebbe preso di meno) alle 22,30 entrai in sala operatoria ma l’intervento vero e proprio iniziò all’una e un quarto circa.
I Dottori mi dicevano “ma lei non ha paura?, lo sa cosa deve fare? Ho solo risposto che ero tranquillo avendo la mia famiglia fuori che mi aspetta è detto le mie preghiere non chiedevo altro, poi la nuova vita da vivere. Mi sono svegliato il giorno 24 mattina con il cuore che mi batteva dentro, non avevo più quel cuore artificiale, ho risentito ribattere un cuore dentro di me, che miracolo che aveva fatto il trapianto nella mia vita. Grazie ad un Angelo che nella sua disgrazia ha potuto far rivivere altre persone come me! Grazie Angelo mio, custodirò sempre l’immenso dono che mi hai fatto!
Salvatore Ruggeri

Nota della Segreteria:

L’amico Ruggeri ha dimenticato di citare la “letterina” a Babbo Natale che scrisse molto prima del 21 Dicembre, poi diventata famosa. Sì noi sappiamo cosa c’era scritto in quella lettera, e sembra che Babbo Natale l'abbia letta.
Sì, mai disperare.


SALVATORE RUGGERI OGGI GRAZIE AL TRAPIANTO





venerdì 13 settembre 2019

Tutta la verità su AIDO Favara, tra intrighi e falsità.

Tutta la verità su Aido Favara


Vi stiamo raccontando tutta la verità della fine di Aido Favara. Per fare questo, è importante tornare indietro di qualche anno.

Era l'anno 2013, Vincenzo Vella Trapiantato di organo, al termine della sua convalescenza si mette in contatto con Paola Pisciotta, all'epoca Presidente Provinciale A.I.D.O., a capo del Gruppo Comunale di Licata, (unico gruppo della provincia) l'aveva vista operare in occasione della fiera di ottobre 2012 a Favara, collaborata da, allora Assessore Provinciale Adriano Varisano, insieme ai volontari della Misericordia di Favara. Fu subito intesa tra i due, da una parte la Pisciotta, con l'obbiettivo la crescita associativa in provincia, dall'altra il Vella, che aveva ricevuto la seconda vita grazie alla donazione e al trapianto di organo, subito al lavoro i due programmano conferenze nelle scuole di Favara con il supporto dei volontari di Licata.
Questo, il racconto di Vincenzo Vella che continua...
Avevo capito che Favara aveva bisogno dei suoi volontari, che costituissero un gruppo, una sede. Da lì, insieme a Giusy mia moglie, mi misi subito alla ricerca di persone che abbracciassero o che volessero comunque, sposare la cultura della donazione degli organi. Il primo nome fu quello di Totò Urso, anche lui trapiantato, fu lui chi mi aveva aiutato nel primo contatto con l'ospedale di Udine. Poi la volta di Giuseppe Vitello e Rosario Avenia, anche loro trapiantati. Tramite il social Facebook presi contatti con Enza Russello,  poi con mio compare Salvatore Vitello. Dovendo avere un numero minimo legale per la costituzione dovetti inserire Francesco Manzella (mio genero) e Cinzia Vella (mia figlia).  In fase di costituzione prendendo la parola indicai Totò Urso come Presidente, fu lui stesso a non accettare la carica, così con voto unanime uscivo dal l'assemblea costituente, Presidente del Gruppo. Furono anni di immenso lavoro, un progetto dietro l'altro, fece di noi uno dei gruppi più invidiati d'Italia. Più che fratelli, questo dicevano di noi; 5 anni passarono senza mai una chiacchiera, il Gruppo lavorava a 360 gradi. Maggio 2018, il Centro "Guttuso" presieduto da Lina Urso Cucciardino dedica la "Mimosa D'Oro" alla cultura della donazione degli organi, assegnandone il Premio alla Presidente Nazionale Flavia Petrin. A fine evento il Centro dona alla sede Aido di Favara la somma di euro 2.000,00 (duemila,00) da lì, cominciarono tutti i guai. Mesi prima, avevo avvicinato all'interno del gruppo Fabio Maria, ragazzo che mi fu presentato da comuni parenti e che fui io stesso ad inserire tra noi. Ragazzo da mille domande, con tanta voglia di intraprendersi, ma nello stesso tempo saputello. Fu proprio lui a chiedersi perché solo io avessi l'uso della cassa e del conto corrente bancario. Cominciò con Giuseppe Vitello per finire a Totò Urso. Fabio Maria fece bene il suo lavoro, in breve mi chiesero la carta bancomat per un'uscita fuori comune. Non era mai successo in 5 anni.
Qui faccio una premessa, il Gruppo mai avuto soldi o pochi decine di euro, quasi tutte le spese venivano affrontate con anticipi di cassa, da me prontati e qualche volta da Urso.
Con la donazione dei 2.000,00 euro, nasceva la sgretolazione del gruppo. Naturalmente non accettai i loro ricatti, in qualità di legale rappresentante ero l'unico responsabile della tenuta conto corrente è del bancomat. Facendo un passo indietro, chiedevo a Urso di prendersi la Presidenza, con essa la responsabilità del conto è la cassa; niente di tutto questo, in punta di piedi non accettava il cambio. A dirla tutta..volevano "la botte piena e la moglie ubriaca". Cominciarono ad affidare a Facebook i loro sfoghi. Fu così che presentai le mie dimissioni al mio vice Totò Urso, rendendoli pubbliche. Vedi link https://www.siciliaonpress.com/2018/07/21/le-dimissioni-di-vincenzo-vella-da-presidente-aido-favara/
Nonostante avevo parlato bene di loro, non accettavano l'evidenza dei fatti . Da qui diedero iniziò a intrighi e falsità, manipolazione di documenti, firme false, fino ad accalappiarsi la complicità in lecita, e di tornaconto del Presidente Provinciale Antonio Lauricella e della Presidente Nazionale Flavia Petrin.

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Totò Urso, non digeriva le mie dimissioni, avrebbe preferito la continuità, ma preso dalla rabbia affidò al social Facebook il suo sfogo, è pur di non apparire come persona abbandonata verso la comunità, si mise a raccontare in giro di tutto e di più. Naturalmente ho potuto screditare ogni sua imputazione con documenti alla mano.

Giuseppe Vitello, da sempre imprevedibile nonché impulsivo, non si curava di salvare il Gruppo dedicato al suo donatore, mette in giro che avrebbe ricevuto ordini superiori per tagliarmi fuori da tutti i contatti comuni e che sarebbero stati adottati dei provvedimenti. Che sia vero, o che sia tutto frutto della sua fantasia, dovrà in ogni caso chiarire da quale livello superiore abbia ricevuto gli ordini. Va detto che all'epoca dei fatti il livello regionale era sciolto.

Antonio Lauricella, conosciuto nel 2016 insieme ad altri componenti canicattesi, li guidavo nel febbraio 2017 alla costituzione del Gruppo Aido nel comune di Canicattì. Lauricella informatore scientifico, uomo ambizioso, ma nello stesso, zero nella vita associativa AIDO. Lo guidai passo passo, fino a proporgli la Presidenza Provinciale con lo scopo di fare da collante alle divergenze tra Favara e Licata, con la promessa che lo avrei supportato e guidato nelle vari fasi. Con l'arrivo delle mie dimissioni rese pubbliche il 21 luglio 2018 subito dopo il suo insediamento a Presidente Provinciale, si sentì tutto il peso addosso al punto di presentare le sue dimissioni. Dimissioni che rimbombarono subito a Roma. Qui la promessa della Presidente Nazionale al Lauricella del suo completo appoggio pur di ritirare le dimissioni.

Falvia Petrin, da subito al corrente di tutto, in occasione della ricostituzione del Consiglio Provinciale insieme al suo Vicario Leonio Callioni, resta a pranzo invitata dai Compari Urso e Vitello con la promessa che il pomeriggio si sarebbe parlato dei problemi di Favara. Pranzo miracolato!..fa si di evitare l'incontro di pomeriggio. Sentivo la Petrin a telefono per capire dove fosse, mi delucida alla guida mentre faceva ritorno a Catania, dicendo che era tutto risolto, che nessuno voleva le mie dimissioni, ma solamente l'accesso al conto corrente bancario e mi consigliava di richiedere una carta bancomat per ogni membro del Consiglio. Intanto la Petrin aveva portato a casa un bel risultato: la costituzione del Consiglio Provinciale, il resto non contava più nulla, Poi di seguito solo per sentito dire, prendeva di buono tutte le falsità che gli raccontavano e mi accusava di mancata coerenza, mentre giostrava Fabio Maria a suo uso e modo, non osservando lo statuto. Di seguito le sue parole



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Il lavoro sporco del Consiglio Provinciale o meglio, ordini di deferire Vincenzo Vella dalla carica di Segretario Provinciale.
Lauricella avendo ritirato le sue dimissioni e spalleggiato dalla Presidente, aveva un compito importante da svolgere, doveva con ogni mezzo togliere di mezzo Vincenzo Vella. Come? Si inventa 21 punti accusatori da presentare al vaglio del Collegio dei Probiviri. Tirano in mezzo Biagio Scaduto, umile ragazzo, animella senza principi, lo ricattano, minacciamo al punto di costringerlo  a fare squadra con loro, lo scagliano contro di me. Fanno di Biagio Scaduto il mio nemico, firmano e falsificano documenti per suo conto, rendendone umanamente lo zimbello della Sezione Provinciale.

Nasce il nuovo Consiglio Regionale a guida Guido Bellingueri, fortemente voluto dalla Presidente Petrin. Essere o non essere, questo è il dilemma. Consiglio fantasma, presente con il minimo necessario, pur di dir, eccoci, ci siamo anche noi. Falsificano bilanci pur di non chiudere i battenti.  Il Presidente Guido Bellingueri passerà alla storia per la sua indifferenza, mai una mail, mai un programma, come dire, incapace di una parola. Fu così che a seguito delle molteplici richieste, si interessa del l'ennesima mia e.mail il Vice Presidente Regionale Vicario Concetto Incontro, cercando di far luce sulla vicenda, chiedendo a Lauricella Antonio di chiarire alcuni punti affinché si possa mettere un punto fine.

Intimazione ai volontari della Provincia di Siracusa
I picciotti di Agrigento, non prevedendo l'interessamento del Vice Presidente Concetto Incontro, fanno sì, di mettere insieme un po' di firme per intimare alla provincia di Siracusa di non intromettersi nelle vicende di Agrigento. Ne segue la dura risposta del Dott. Concetto Incontro.




Gent. ma Valentini Cammalleri,
e soci Aido Provincia di Agrigento firmatari della lettera del 20.07.19

Sono Concetto Incontro, Vice presidente Vicario del Consiglio Regionale AIDO Sicilia, Consigliere della Sezione Provinciale Aido di Siracusa, Presidente del Gruppo Intercomunale di Lentini – Carlentini – Francofonte.
Mi vedo, mio malgrado, costretto a rispondere alla vostra lettera nella qualità di Vice presidente Vicario Regionale in quanto nelle ultime settimane, in questa vesta istituzionale, ho avuto colloqui con il vostro presidente Lauricella, per cercare la soluzione di un problema interno della sezione agrigentina cui voi stessi fate riferimento, colloqui che io ho ritenuto costruttivi, e che mi auguro non siano stati fraintesi o addirittura travisati, e forse ancora maldestramente addebitati al Provinciale di Siracusa di cui io sono espressione all’interno del Consiglio Regionale. Proprio per questa mia appartenenza mi sento chiamato in causa dalla vostra lettera.
Ho sempre preferito affrontare le problematiche che spesso si verificano nei rapporti interpersonali con il colloquio diretto o telefonando, e solo raramente tramite mail, no ovviamente WhatsApp!
È gratificante per un presidente ricevere la stima che avete espresso verso il vostro Lauricella, ma questo è il solo passaggio apprezzabile della vostra lettera, purtroppo per il resto naufragate nella superficialità e nella inconsistenza dei giudizi che movete nei confronti degli Aidini del Gruppo AIDO di Siracusa
Affermo con certezza che nessun consigliere del Provinciale di Siracusa ha “varcato i propri confini provinciali” come sono da voi chiamati. L’unico intervento diretto con l’amico Lauricella è stato il mio, ma nella qualità di vice Presidente vicario regionale.
Ritengo pertanto preciso obbligo dei sottoscrittori della vostra lettera, dalla quale traspare un travaglio incomprensibile per mostrare solidarietà al vostro presidente Lauricella, chiarire meglio le frasi:” I soci, infatti, infastiditi dalla mancanza di solidarietà da parte vostra verso il nostro Presidente nella risoluzione di un problema interno della sezione agrigentina, quando non addirittura dagli attacchi diretti verso lo stesso,” e ancora “ed invitiamo tutti i colleghi aidini di Siracusa, di qualunque ordine e grado, a farsi da parte da quelle che sono le problematiche interne alla nostra Sezione di Agrigento; vi invitiamo a non intromettervi e di pensare esclusivamente alla vostra quotidianità locale, ricordandovi sempre di non varcare i confini provinciali, così come facciamo noi”.
Cari Aidini di Agrigento lamentate la mancanza della solidarietà degli Aidini di Siracusa per il vostro presidente, ma nel contempo pretendete che gli Aidini siracusani non debbano varcare i confini provinciali; ma spiegate, e con il necessario spirito volontaristico, le vostre lagnanze, e permettete a me di rispondere, se di me si tratta come mi auguro, ovviamente solo nelle sedi opportune e nella vesti istituzionali con la quale ho agito. Cercate, se siete capaci, di spegnere questo palcoscenico informatico, cui purtroppo spesso ricorrete esternando ad altri le “vostre beche interne”, e che incomprensibilmente avete voluto attivare, ancora una volta, con questa vostra lettera, movendo accuse fumose, gratuite, e offensive nei confronti degli amici della Sezione provinciale di Siracusa.
Ovviamente non risponderò a nessuna vostra mail successiva a questa mia, sono invece pronto a incontravi nelle sedi opportune che può essere il prossimo consiglio regionale del 03.08.19.
Chiedo scusa a tutte le persone in indirizzo, ma per amore del vero, era necessario mettervi in copia per conoscenza.
Saluti.
Concetto Incontro
Vice Presidente Vicario Regfionale

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Tutta la verità su AIDO Favara Collegio dei Probiviri

Facciamo un passo indietro, ritorniamo a Lauricella e i 21 falsi punti accusatori.
Primo invio al Collegio di Agrigento nelle mani del presunto è autoproclamato Presidente del Collegio Giuseppe Bonfissuto. Subito a lavoro, viene colluso da Lauricella prima ancora di riunire il Collegio composto da altri due membri. Intanto senza neanche vedere le mie difese o sentire le mie ragioni dava il suo indiscusso giudizio senza valutare i documenti e lo comunicava ai membri De Luca  e Vitello. È così, che Vitello annuncia le sue dimissioni dal Collegio ancora prima di verbalizzare il documento accusatorio rendendolo senza valore giuridico.
Non soddisfatto Lauricella del risultato sperato, inviava la documentazione al Consiglio Regionale nelle mani del Collegio di livello superiore, anche qui escludeva non solo i miei documenti ma mi teneva all'oscuro di ogni comunicazione che invece pubblicizzava facendosi bello con i soci di tutta la Sezione Provinciale. Da qui il diverbio con il Vice Vicario Dott. Concetto Incontro.
Come per il Collegio Provinciale, anche il Collegio Regionale vede imbrogli e pur di non esaminare il caso diventa dimissionario.
Lungo silenzio come già avevo detto di Guido Bellingueri, uomo del tutto sbagliato alla guida di AIDO, per cui in data 7 settembre 2019 sempre il Lauricella coperto dalla Presidente Nazionale, scavalca per l'ennesima volta il livello superiore. Indice un Consiglio Provinciale con all'ordine del giorno, l'invio dei suoi falsi documenti al Collegio Nazionale dei Probiviri.

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Tutta la verità su Aido Favara - dimissioni e liquidazione.

Dopo le mie dimissioni mai raccolte dal mio vice Urso, stanchi del vuoto che si era venuto a creare, altri quattro Consiglieri davano le dimissioni. Fu così che nel ruolo di Presidente dimissionario in pieno delle mie competenze, indicevo un Consiglio straordinario con all'ordine del giorno le dimissioni di 5 membri.
Assenti Urso e Vitello, verificata la presenza del numero legale il Consiglio all'unanimità, accettava le dimissioni di ogni singolo membro e dava la parola all'Assemblea dei soci per decidere sullo scioglimento del Gruppo. Con effetto 14 novembre 2018 l'Assemblea dei soci all'unanimità dichiarava sciolto il Gruppo, e incaricava il gia Presidente Vincenzo Vella a provvedere come da codice civile alla cancellazione e la liquidazione del Gruppo Comunale Aido di Favara.

Se mi avete letto fino a qui, vi devo un'altra verità..grazie a tutta questa cattiveria, tra lo stress, l'ansia e il mal torto ricevuto, il 10 maggio 2019 vengo colpito da ischemia cerebrale, tutto grazie a loro..quelli che credevo fossero amici. Dieci giorni dopo, ancora convalescente, registravo un video messaggio per la promozione della Donazione degli organi, cui ne vado fiero per i risultati che sta ottenendo. Pubblicato sulla pagina Facebook 
https://www.facebook.com/220301631461617/posts/1242383655920071/




Chiudo con la missione AIDO nel cuore, oggi come sette anni fa, le finalità, il progetto AIDO, li porterò sempre con me, continuando a promuovere la cultura della donazione. Ciò che non sposerò mai, le idee degli opportunisti che usano l'immagine e i colori di AIDO per i loro scopi.
Auguro ogni bene a tutti loro, che possano trovare la loro pace e il perdono di nostro Signore. In quando a me..continuo a vivere la mia vita, confidando nel destino.






sabato 25 maggio 2019

Aspetti bioetici della Donazione degli Organi.

Aspetti bioetici della Donazione degli Organi.
Organizzato e curato dalla Arcidiocesi di Agrigento, sabato 1 giugno 2019, presso la sala convegni dell'ospedale San Giovanni di Dio, si terrà un convegno sulla donazione  degli organi.
"Aspetti bioetici sulla donazione", questo il tema del giorno. A presentare i lavori nel ruolo di moderatore, la Dott.ssa Simona Carisi, che subito i saluti introdurrà il responsabile della Consulta Diocesana Pastorale della Salute Antonio Garuffo, seguirà Don Massimo Angelelli
(Direttore Pastorale della Salute C.E.I.).
Interverranno: l'Onorevole Margherita La Rocca Ruvolo (Presidente Commissione Sanità della Sicilia), Dott. Alfonso Palillo (medico anestesista), Dott.ssa Bruna Piazza
(Coordinatrice Regionale del Centro Trapianti), Dott.ssa Angelita Butera (micro biologo),
Vincenzo Vella (volontario A.I.D.O. e trapiantato), a concludere i lavori S.E. il Cardinale Francesco Montenegro.






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sabato 22 aprile 2017

Malattie polmonari gravi, quando è come il trapianto?


Il trapianto polmonare è ormai una terapia affermata per pazienti con malattie polmonari gravi, in particolare per pazienti con fibrosi cistica (FC). Sia le tecniche in campo operativo e della narcosi, sia le terapie contro il rigetto e le infezioni si sono costantemente evolute e perfezionate. Di fondamentale importanza per un successo a lungo termine sono le cure postoperatorie. I risultati ottenuti nei centri specializzati sono oggi eccellenti.


Grazie ai miglioramenti della terapia medica, l’aspettativa di vita per le persone colpite dalla fibrosi cisticaFC è aumentata notevolmente. Ciononostante, la maggior parte dei pazienti 18enni con fibrosi cistica è affetta da infezioni da batteri come lo pseudonomas aeruginosa o lo stafilococco aureus. È possibile limitare il numero dei batteri tramite inalazioni o con l’assunzione di antibiotici, ma una completa radicazione è pressoché impossibile. Con il passare degli anni, l’infezione cronica dovuta ai batteri pseudonomas distrugge i polmoni. A questo punto, l’unica terapia possibile sarà il trapianto polmonare.
A livello mondiale, si effettuano più di 3000 trapianti polmonari all’anno.
Il trapianto polmonare è tuttora una terapia applicata raramente, se confrontato con il trapianto di altri organi quale il cuore o i reni. I trapianti polmonari eseguiti finora in tutto il mondo sono circa 30’000.

Quando è indicato un trapianto polmonare?

Un buon numero di malattie che portano ad un trapianto polmonare riguardano non solo persone anziane, ma anche giovani. Spesso, le malattie come la fibrosi cistica si manifestano già in tenera età. Queste malattie rendono i pazienti invalidi a tal punto che perfino le attività più semplici della vita quotidiana, come salire le scale o fare la doccia, diventano impossibili.
Le malattie che possono richiedere un trapianto sono suddivisi in tre gruppi:
1.    Malattie polmonari ostruttive: le vie respiratorie si restringono e la resistenza respiratoria accresce, per esempio alla presenza di un enfisema polmonare, della fibrosi cistica e di altre malattie polmonari con broncoectasia (dilatazione patologica delle vie respiratorie).
2.    Malattie polmonari restrittive: Il tessuto polmonare necessario alla respirazione è modificato, come per esempio con una fibrosi polmonare.
3.    Malattie polmonari vascolari, per esempio l’ipertonia arterio-polmonare.

Quando non è adatto un trapianto polmonare?

Pazienti affetti da forme cancerogene (cancro  polmonare o altre forme di cancro) o pazienti affetti da arteriosclerosi generalizzata non possono sottomettersi ad un trapianto. Generalmente, queste malattie hanno già intaccato tutto il corpo e il trapianto non può fermare il decorso della malattia. I pazienti affetti da CF sono generalmente giovani e non sono colpiti da queste due patologie.

Il momento appropriato

Il momento appropriato per un trapianto deve essere scelto correttamente. Sarà fondamentale per la riuscita di questa terapia. Se la speranza di vita del paziente è scesa al di sotto di due anni, se la mancanza di fiato si presenta al minimo sforzo, se 12 minuti non bastano per percorrere una distanza di 500 metri, significa che la qualità di vita è scesa a tal punto che occorre valutare seriamente la possibilità di un trapianto.
Oltre a queste regole generalizzate, occorre valutare l’evoluzione individuale della malattia. La cosiddetta "finestra del trapianto” è utile a tale scopo.

Un trapianto polmonare deve essere preso in considerazione quando la malattia progredisce rapidamente. Per  i pazienti con CF è questo il caso quando i valori polmonari (FEV1) scendono sotto il 30%, o quando si rendono via più necessarie le terapie di antibiotici per via endovenosa a causa delle infezioni, ma anche quando il peso diminuisce o quando aumenta la necessità d’impiego di ossigeno o quando si manifesta frequentemente l’emottisi. Procedere troppo presto ad un trapianto non è ragionevole poiché i possibili rischi sono superiori agli eventuali benefici. Non è ragionevole nemmeno aspettare troppo a lungo poiché l’avanzato stadio della malattia comporta maggiori rischi nell’affrontare l’operazione.

L’operazione

Se l’operazione viene eseguita da mani esperte, questa ha buone possibilità di riuscita. Le tecniche operatorie si sono evolute in questi anni. In una fase iniziale, si procedeva al trapianto del cuore e dei due polmoni, mentre oggi si opera a seconda dei casi un polmone solo oppure tutti e due. Per i pazienti con CF si rende necessario il trapianto di ambedue i polmoni a causa della grave polmonite cronica.
In tempi recenti si è potuto introdurre la donazione di donatori viventi anche per il trapianto dei polmoni, come avviene già da parecchio tempo per altri organi: due persone sane si dichiarano disposte a donare una piccola parte del loro polmone. Il lobo inferiore destro di un donatore e il lobo inferiore sinistro dell’altro vengono trapiantati nel torace del paziente. La donazione da vivente avviene generalmente per bambini o per giovani adulti. Negli Stati Uniti sono stati eseguiti con successo più di 100 trapianti di questo tipo.

Complicazioni

I problemi principali che si presentano nel corso del primo anno dopo il trapianto sono le reazioni di rigetto e le infezioni. Un rischio maggiore di infezioni sussiste a causa dell’indebolimento del sistema immunitario, dovuto all’assunzione di medicamenti necessari per evitare il rigetto. Il decorso dopo un trapianto polmonare viene dettato soprattutto dalle complicazioni a lungo termine. L’ostacolo principale che occorre superare per migliorare le speranze di vita è il rigetto cronico (Chronic Lung Allograft Dysfunction). Il trattamento postoperatorio che ha lo scopo di evitare complicazioni, è molto importante dopo un trapianto.

Le possibilità di riuscita

Le possibilità di sopravivenza un anno dopo un trapianto polmonare sono del 90%, sopratutto per i giovani pazienti e sono quindi da considerarsi molto buone. Come è stato accennato in precedenza, uno dei criteri di selezione per un trapianto è l’abbassamento della speranza di vita a meno di due anni. Cinque anni dopo il trapianto, il 70% dei pazienti è ancora in vita. I risultati ottenuti sono ottimi in tutti i grandi centri di trapianto, soprattutto se si considera l’evoluzione a lungo termine. Questo risultato è dovuto alla disciplina dei nostri pazienti e alle cure postoperatorie, che a volte possono sembrare fastidiose, fatte dall’équipe di trapianto. Oltre alla sopravivenza, è importante che i pazienti possono godere di una maggiore qualità di vita, dato che prima erano fortemente limitate nelle loro attività quotidiane. Per la maggior parte dei pazienti, le speranze che avevano poste nel trapianto, si sono potuto realizzare.

Le cure postoperatorie

Dopo un trapianto polmonare, per i pazienti inizia una nuova vita. Grazie all’efficienza fisica ritrovata, si aprono nuove prospettive. Per consolidare il successo di un trapianto, accanto alle cure chirurgiche e mediche, sono necessarie cure specifiche postoperatorie anche dopo che i pazienti sono stati dimessi dall’ospedale.
I pazienti saranno costretti a prendere dei medicamenti per il resto della vita. Si tratta di mediamente per evitare il rigetto da una parte, e di quelli per evitare infezioni polmonari dall’altra. Per monitorare le funzioni dei polmoni e degli altri organi, i pazienti devono sottoporsi a controlli regolari nei centri di trapianto. Prima di essere dimessi dall’ospedale, i pazienti vengono istruiti meticolosamente dall’équipe di trapianto che è formata da medici specialisti, da personale medico, da fisioterapisti e nutrizionisti. Devono conoscere i medicamenti, le terapie da eseguire a casa, le eventuali complicazioni che si possono presentare, e devono saper osservare il proprio stato di salute. Ogni paziente deve essere informato sui problemi legati ad un trapianto (viaggi, igiene, alimentazione). In questo modo, il paziente è in grado di affrontare la nuova situazione e di condurre una vita pressoché normale, malgrado la terapia intensiva iniziale. Il primo anno dopo il trapianto è dedicato in gran parte alla responsabilizzazione individuale per quanto riguarda la terapia, e alla riabilitazione muscolare e delle condizioni fisiche. Spesso, dopo un trapianto, i pazienti possono riprendere il proprio lavoro e occupare nuovamente un ruolo attivo all’interno della famiglia e nella società.

Cure postoperatorie particolari per pazienti CF

I polmoni trapiantati, a differenza dei polmoni con CF, sono dotati di una mucosa sana. La mucosa sana però non viene trapiantata in tutte le vie respiratorie. Due settimane dopo il trapianto, si procede all’asportazione delle mucosi nelle fossa nasali di tutti i pazienti CF, ma la mucosi originaria inevitabilmente ricrescerà e permetterà ai batteri di insediarsi nuovamente in questo ambiente ideale. Questo significa che i batteri pseudonomas aeruginosa e stafilococco aureus possono causare delle infezioni nelle fosse nasali. Il collegamento diretto tra fosse nasali e polmoni permette ai batteri di insediarsi nella mucosa e raggiungere i bronchi, provocando un’infezione polmonare da pseudonomas. L’infezione viene favorita dalla debolezza del sistema immunitario, dovuta ai medicamenti antirigetto. Per evitare complicazioni di questo tipo dopo il trapianto, i pazienti CF devono seguire una terapia di inalazioni con antibiotici, e devono eseguire risciacqui del naso con soluzioni di cloruro di sodio.
Il funzionamento del pancreas non viene influenzato dal trapianto polmonare. I pazienti CF devono quindi continuare a prendere gli enzimi pancreatici, e alla presenza del diabete mellitus devono continuare ad assumere l’insulina.
A causa della grave malattia polmonare, alcuni pazienti CF non sono stati in grado di concludere gli studi o di riprendere il loro posto di lavoro. Malgrado il miglioramento fisico raggiunto dopo il trapianto, il reinserimento nel mondo della scuola o del lavoro, oppure una riqualifica, non è sempre facile. Il supporto di una consulente sociale aiuta il paziente a realizzare i propri progetti.

Prospettive

L’obiettivo principale è quello di far fronte alla mancanza di organi dati in donazione. Solo una precisa informazione della popolazione sulle possibilità attuali nel campo dei trapianti permetterà di risolvere questo problema. La possibilità di un trapianto polmonare costituisce una pietra miliare nella terapia per pazienti affetti da CF e di altre malattie polmonari ad uno stadio terminale. Grazie a questa terapia, molti pazienti possono vivere una nuova vita. Il campo dei trapianti vivrà ulteriori sviluppi in un prossimo futuro perché i progressi della medicina sono lungi da essere conclusi. Questa consapevolezza continua a generare nuove energie presso tutto il personale che si impegna ad aiutare le persone colpite.





giovedì 20 aprile 2017

Malattie renali, cause, prevenzione, dialisi, trapianto.

Iniziamo a dire che i reni sono degli organi molto importanti e vulnerabili a diverse patologie. Come preservarli? Come accorgersi se qualcosa non va?? Cerchiamo di capire come si manifestano le malattie renali e quali sono le cause.




Purtroppo i reni a differenza di poche e particolari situazioni patologiche come i calcoli renali che possono dar luogo a coliche renali, le glomerulonefriti che danno ematuria o accumulo di acqua, sono spesso muti nelle loro manifestazioni di disfunzione e non danno segni clinici a meno che non si sia in una fase di gravità avanzata. Ed allora compare  intensa astenia, nausea, vomito, crampi muscolari. Però a questo punto è difficile tornare indietro e si rende necessario nella maggior parte dei casi solo il trattamento sostitutivo con la dialisi o il trapianto di rene. 

Vediamo insieme quale deve essere lo screening nefrologico necessario per la valutazione della funzione renale o se basta  solo l’esame delle urine. 

Bene, il semplice esame delle urine non dà informazioni sulla funzione del rene però può svelare se c’è una alterazione renale perché può mettere in evidenza la presenza di sangue o di proteine. Ed in particolare queste ultime sono espressione di un danno renale quando raggiungono determinate concentrazioni nelle urine. Per valutare la funzione renale occorre almeno un dosaggio della creatinina plasmatica. Dal dosaggio della creatinina attraverso formule matematiche che tengono conto dell’età, del sesso, della razza è possibile determinare il grado di funzione renale, il cosidetto VFG, volume del filtrato glomerulare.

Vediamo quali sono le patologie renali più diffuse. 

La patologia più diffusa è la malattia vascolare cronica che spesso è la conseguenza di lunghi anni di pressione arteriosa elevata e mal trattata, vengono poi le manifestazioni renali del diabete, le glomerulonefriti, le nefropatie interstiziali, le nefropatie cistiche su base ereditaria come il rene policistico. 

Obesità, diabete e ipertensione sono tra i nemici più agguerriti dei nostri reni. Scopriamo cosa si può fare per prevenire

È vero, ognuno di questi fattori è potenzialmente dannoso per i reni. Non abbiamo farmaci in grado di “riportare indietro” il rene, una volta che ha subito un danno molto grave. La prevenzione è quindi fondamentale.

Il sovrappeso e l’obesità si associano a iperfiltrazione, ipertensione glomerulare e glomerulosclerosi focale e segmentale in quanto determinano un sovraccarico funzionale sulle stazioni filtranti dei reni, i glomeruli. Il diabete induce danni vascolari e deposito di sostanze amorfe a livello del rene. L’ipertensione attraverso il carico di pressione favorisce la sclerosi dei vasi anche intra-renali. Che fare allora. Innanzitutto correggere lo stile di vita e quindi esercizio fisico regolare e giornaliero. Questo non vuol dire solo correre o fare palestra ma bastano anche 20-30 minuti di passeggiata a passo svelto al giorno. Inoltre è importante un’alimentazione sana che privilegi la nostra famosa dieta mediterranea che vede la presenza di frutta, verdura, legumi, pasta e poche proteine animali. Ed infine il sale che fa salire la pressione e danneggia i reni. Dimezzare il sale e le proteine è la via per aiutare i reni a lavorare meglio e con poca fatica.
Negli ultimi anni sia i mezzi diagnostici volti a vedere le alterazioni anatomiche di reni che quelli deputati a valutare le funzioni si sono notevolmente evoluti. Le TAC e le risonanze magnetiche attuali permettono una definizione delle strutture e dei vasi renali ad altissima definizione e quindi anche piccole alterazioni come noduli di piccole dimensioni o disfunzioni vascolari anche distrettuali sono facilmente evidenziabili. Le tecniche doppler e l’ecografia con contrasto permettono di valutare i vasi renali senza necessità di ricorrere a mezzi di contrasto tossici per i reni. La biopsia renale si è evoluta sia nella sua esecuzione che nelle tecniche di lettura grazie allo sviluppo della immunoistochimica.
Ogni anno giungono in media alla dialisi 160 pazienti per milione di abitanti. L’incidenza non è però la stessa nelle varie regioni italiane e vi sono regioni come la Sicilia che hanno più di 200 pazienti per milione di abitanti e regioni come il Veneto con una incidenza inferiore ai 140 pazienti per milione di abitanti. Le ragioni di queste disparità sono diverse e ascrivibili a fattori genetici (e quindi diversa incidenza di malattie trasmissibili in via ereditaria) a fattori ambientali, ma soprattutto alla presenza di reti nefrologiche deputate al controllo della progressione ed incidenza della malattie renali.
In linea di massima il numero delle persone affette da malattie renali resta grosso modo costante in senso numerico, ma in questi ultimi anni è cambiata la tipologia delle nefropatie, in particolare alcune di quelle che portano alla insufficienza così detta terminale sono diminuite altre sono aumentate. Si sono molto ridotte le forme infiammatorie sia a carico del glomerulo che a carico del tubulo e interstizio. Invece sono aumentate le nefropatie diabetiche e le patologie renali vascolari croniche che sono anche connesse con l’invecchiamento renale e quindi con l’aumento della età media nella popolazione generale. L’età comporta di per sé un certo grado di esaurimento funzionale dei reni che diventano più suscettibili ad insulti tossici (per esempio i farmaci) ed a fattori emodinamici come l’aumento della pressione arteriosa.
L’arrivo di nuovi farmaci come gli anticorpi monoclonali che si legano specificatamente alle cellule bersaglio ha permesso di combattere malattie autoimmunitarie ed infiammatorie che affliggono il rene. Le potenziali applicazioni degli anticorpi monoclonali rappresentano ad oggi uno dei settori cardini delle biotecnologie, che possono essere ulteriormente sviluppate mediante le tecniche da DNA ricombinante grazie alla produzione di anticorpi con nuove funzioni effettrici, i cosiddetti immunoconiugati. Nuovi farmaci stanno arrivando in campo di malattie ereditarie ad esempio il “Rene policistico” e nel trattamento dei tumori renali.

Cercheremo di capire adesso quando e perché si decide per un trapianto.
Il trapianto è sicuramente la migliore terapia per la insufficienza renale terminale riportando il paziente ad una vita normale senza l’obbligo di essere legato ad una macchina per molte ore della propria vita. Non tutti i pazienti possono però avere l’idoneità a ricevere un trapianto di reni per la presenza di complicanze extra-renali che rendono rischioso l’intervento stesso di trapianto o le terapie immunosoppressive che vanno seguite per evitare il rigetto del rene trapiantato. In genere solo il 20% dei pazienti in dialisi cronica sono inscritti nelle liste di attesa per il trapianto. Ogni anno sono circa 1600 i trapianti di rene in Italia con una lista d'attesa di circa 6000 iscritti. 
Nel campo della dialisi, le tecniche si sono notevolmente evolute negli ultimi anni mettendo a disposizione dei pazienti procedure molto più personalizzate che permettono di avere un’ ottima sostituzione della funzione renale con riflessi sulla riabilitazione e qualità di vita dei pazienti. Nel trapianto i nuovi farmaci anti-rigetto hanno permesso di migliorare la tolleranza immunologica, riducendo la complicanza del rigetto e minimizzando gli effetti collaterali dei farmaci. Nelle glomerulonefriti le nuove terapie permettono di raggiungere stati di remissione ed anche di guarigione impensabili sino a qualche anno fa. 
La malattia renale comporta una riduzione della qualità di vita e della capacità produttiva. Un paziente lavoratore con insufficienza renale cronica perde in media più di 10 ore di lavoro a settimana e se deve fare la dialisi le ore salgono ad almeno 20 alla settimana. I costi sociali medi per un paziente non in dialisi comprendendo i costi diretti sanitari, i costi diretti non sanitari ed i costi indiretti si aggirano sui 9.000 euro per anno. Per un paziente in dialisi i costi salgono a 40.000-50.000 euro per anno. Il costo annuo per il trapianto varia a seconda del momento in cui viene considerato. Molto più alto all’inizio quando il trapianto viene effettuato e in riduzione progressiva con il passare degli anni.




mercoledì 19 aprile 2017

Tutto sul fegato - Scopri cosa c'è da sapere prima e dopo il trapianto

Introduzione
Il trapianto di fegato è l’intervento chirurgico con cui si asporta un fegato lesionato o malato e lo si sostituisce con un fegato sano di un’altra persona, detta donatore. Il trapianto di fegato è piuttosto diffuso e permette di condurre un’esistenza normale.

Di solito il trapianto di fegato è efficace; dopo un anno una percentuale variabile tra l’80 e l’85 per cento degli organi impiantati funziona. Se il fegato nuovo non funziona o l’organismo lo rigetta, il medico e l’équipe del centro trapianti decideranno se è possibile effettuare un secondo trapianto.

A che cosa serve il fegato?
Il fegato serve per combattere le infezioni e per ripulire il sangue dalle scorie; è inoltre fondamentale per la digestione e conserva un particolare tipo di zucchero da cui l’organismo ricava energia. Il fegato è l’organo più grande dell’organismo.

Cause
Negli adulti la causa più frequente del ricorso al trapianto di fegato è la cirrosi. La cirrosi può essere causata da disturbi diversi che distruggono le cellule epatiche sane, rimpiazzandole con tessuto cicatriziale.

Tra le cause della cirrosi ricordiamo:
infezione cronica causata dal virus dell’epatite C,
abuso di alcol protratto,
disturbi epatici autoimmuni,
infezione cronica causata dal virus dell’epatite B,
accumulo di grassi nel fegato,
disturbi epatici ereditari.
Il sistema di difese naturali dell’organismo (sistema immunitario) combatte le malattie distruggendo gli agenti patogeni, ad esempio i batteri e i virus. I disturbi epatici autoimmuni si verificano quando il sistema immunitario non riconosce il fegato come parte dell’organismo e lo attacca, scambiandolo per un corpo estraneo. I disturbi ereditari vengono trasmessi ai figli insieme al patrimonio genetico.

Nei bambini, il motivo più frequente di ricorso al trapianto di fegato è l’atresia biliare, chi ne soffre non ha i dotti biliari, oppure li ha ma sono danneggiati o ostruiti. I dotti biliari sono i tubicini che permettono il passaggio della bile dal fegato, alla cistifellea e all’intestino tenue. Se i dotti biliari sono ostruiti, la bile si accumula nel fegato e provoca la cirrosi.

Tra gli altri motivi per cui si deve ricorrere al trapianto di fegato ricordiamo:
insufficienza epatica improvvisa (insufficienza epatica acuta), causata nella maggior parte dei casi dall’assunzione di una quantità eccessiva di paracetamolo (Tachipirina®, …).
tumori al fegato senza metastasi

Sintomi
Tra i sintomi dei problemi al fegato ricordiamo:
ingiallimento della pelle e della parte bianca degli occhi (ittero),
stanchezza o debolezza,
diminuzione dell’appetito,
mal di pancia e nausea,
dimagrimento,
diminuzione del tono muscolare,
prurito,
lividi e sanguinamento maggiori del solito,
ulcera gastrica,
emottisi (vomito o tosse contenente sangue),
feci nere,
addome gonfio,
amnesie o confusione.
Non si può vivere con un fegato malato, se il fegato smette di funzionare correttamente, potrebbe essere necessario il trapianto.
La diminuzione dell’appetito può essere un sintomo di problemi al fegato.

La decisione del trapianto
Il medico che vi segue deciderà se dovete recarvi in un centro trapianti per essere valutati da un’équipe specializzata. L’équipe comprende diversi chirurghi, epatologi (medici specializzati nella terapia dei disturbi del fegato), infermieri, assistenti sociali e altro personale specializzato. I medici vi visiteranno e vi sottoporranno agli esami di rito (esami del sangue, radiografie, …) per capire meglio se il trapianto è utile nel vostro caso.

L’équipe medica controllerà anche se:
il cuore, i polmoni, i reni e il sistema immunitario sono abbastanza forti da sopportare il trapianto,
siete mentalmente ed emotivamente pronti a ricevere il trapianto,
i vostri famigliari e/o amici potranno occuparsi di voi prima e dopo il trapianto.
Anche se siete selezionati per il trapianto, potrete sempre scegliere di non sottoporvi all’intervento. Per aiutarvi a decidere, l’équipe medica vi spiegherà in dettaglio:

il processo di selezione dei pazienti,
lo svolgimento dell’intervento e della convalescenza,
quali sono le conseguenze del trapianto sul lungo periodo, ad esempio la necessità di assumere farmaci per tutta la vita.
Durante il periodo di valutazione e mentre attenderete il trapianto, dovrete cercare di mantenervi in buona salute. Il medico vi consiglierà che cosa fare in attesa dell’organo da trapiantare.

Stabilire l’idoneità ad un trapianto di fegato
I vari centri trapianti stabiliscono regole diverse per selezionare i pazienti da sottoporre all’intervento, in generale potreste non essere selezionati se:

avete un tumore (anche non al fegato),
soffrite di gravi disturbi cardiaci o polmonari,
avete problemi di abuso di alcol o droghe,
soffrite di infezioni gravi,
avete l’AIDS,
avete problemi a seguire le istruzioni del medico,
non avete nessuno che si possa prendere cura di voi.

Quanto tempo passa per trovare un fegato?
Se dovete ricevere un trapianto, il vostro nome sarà inserito in una lista nazionale. Il tempo necessario per trovare un fegato compatibile può dipendere dal vostro gruppo sanguigno, dalla vostra altezza e dal peso e dall’urgenza dell’intervento. I pazienti che hanno bisogno urgente di un fegato nuovo perché sono in pericolo di vita sono ovviamente in cima alla lista.
Molti pazienti, quindi, dovranno aspettare molto tempo prima di ricevere il trapianto.
Il medico vi dirà che cosa fare per mantenervi in buona salute in attesa del trapianto.

Donatori
La maggior parte degli organi da trapiantare appartiene a persone decedute da poco tempo: questo tipo di donatore è detto donatore deceduto.

In alcuni casi, però, una persona viva e sana può donare parte del proprio fegato a un paziente, di solito a un famigliare. Questo tipo di donatore è detto donatore vivente.
Entrambi i tipi di trapianti di solito danno buoni risultati.

Tutti i donatori, anche quelli deceduti, vengono sottoposti a esami prima dell’espianto: gli esami servono per accertarsi che il fegato del donatore funzioni correttamente, che il gruppo sanguigno sia compatibile col vostro e che l’organo sia delle dimensioni giuste, e quindi ci sia la maggior compatibilità possibile. Gli adulti di norma ricevono un fegato intero da un donatore deceduto. In alcuni casi, però, può essere usata solo una parte di fegato del donatore deceduto, perché il paziente che riceve il trapianto è più magro o più basso. In altri casi il fegato del donatore deceduto è diviso in due parti: quella più piccola va a un bambino, mentre quella più grande a un adulto.

Intervento
Quando si rende disponibile un fegato dovrete recarvi tempestivamente in ospedale per prepararvi all’intervento.

Se il fegato appartiene a un donatore vivente sarete entrambi sottoposti all’intervento contemporaneamente.
Se invece il fegato appartiene a un donatore deceduto, l’intervento inizierà quando il fegato sarà arrivato in ospedale.
L’intervento può durare fino a 12 ore: il chirurgo asporterà il fegato malato e lo sostituirà con il fegato del donatore.

Dopo l’intervento
Dovrete rimanere ricoverati in ospedale per una o due settimane per capire se il nuovo fegato funziona correttamente; dovrete assumere diversi farmaci per prevenire le infezioni e il rigetto dell’organo.

Il medico controllerà se ci sono sintomi di emorragie, infezioni o rigetto; durante il ricovero imparerete come prendervi cura della vostra salute una volta dimessi e come usare i farmaci che dovrete assumere in seguito per proteggere il fegato nuovo.

Dopo le dimissioni
Dopo le dimissioni dovrete vedere frequentemente il medico, che controllerà se il fegato funziona correttamente. Dovrete effettuare regolarmente gli esami del sangue per capire se il fegato è danneggiato dal rigetto, dalle infezioni o da eventuali problemi dei dotti biliari o dei vasi sanguigni.

Per salvaguardare la salute del fegato, è necessario:
evitare il contatto con malati infettivi e riferire al medico tutte le malattie di cui soffrite,
seguire una dieta sana, fare esercizio fisico, non fumare e non bere alcolici,
assumere i farmaci seguendo attentamente le prescrizioni,
chiedere consiglio al medico prima di assumere qualsiasi altro farmaco, compresi quelli da banco,
seguire sempre i consigli del medico,
fare gli esami del sangue e tutti gli altri esami consigliati dal medico,
usare un filtro solare per prevenire il tumore alla pelle ed eseguire tutti gli esami di screening per il tumore.

Rigetto ed altre complicazioni
Il rigetto è la reazione del sistema immunitario contro il nuovo fegato, dopo il trapianto, infatti, può succedere che il sistema immunitario cerchi di distruggere l’organo appena impiantato.

Prevenzione del rigetto
Per impedire all’organismo di attaccare il nuovo fegato dovrete assumere per tutta la vita i farmaci antirigetto, anche definiti immunosoppressori.

Gli immunosoppressori hanno degli effetti collaterali?
I farmaci antirigetto hanno diversi effetti collaterali gravi, ad esempio indeboliscono il sistema immunitario, quindi sarete maggiormente soggetti alle infezioni. Tra gli altri possibili effetti collaterali ricordiamo:

aumento di peso,
ipertensione,
ipercolesterolemia,
diabete,
fragilità ossea,
lesioni renali,
tumore alla pelle.
Il medico e l’équipe chirurgica vi sorveglieranno attentamente ed interverranno contro gli eventuali effetti collaterali.

Sintomi del rigetto
Se l’organismo rigetta il nuovo fegato, probabilmente vi sentirete stanchi, avrete poco appetito o avrete mal di stomaco. Tra gli altri sintomi ricordiamo:

febbre,
dolore nella zona del fegato,
ittero,
urine scure,
feci chiare.
Il rigetto, in alcuni casi, può essere asintomatico, i medici quindi vi sottoporranno agli esami del sangue; di solito è anche necessaria una biopsia epatica per capire se l’organismo rigetta il nuovo organo. Durante la biopsia il medico preleva un minuscolo campione di fegato e lo esamina al microscopio.

Altri effetti collaterali e problemi
Il fegato trapiantato può essere danneggiato dalla ricaduta del disturbo che ha portato al trapianto; ad esempio il virus dell’epatite C può ricomparire e danneggiare il fegato nuovo in un paziente che ha sofferto di epatite C prima del trapianto.

Tra gli altri problemi possibili ricordiamo:
ostruzione dei vasi sanguigni che irrorano il fegato,
lesioni dei dotti biliari.

Ritornerò alla vita di sempre?
Dopo un trapianto riuscito la maggior parte dei pazienti può ritornare alla vita di sempre ed alcuni ritornano anche a lavorare. Recuperare pienamente le forze, però, può richiedere mesi, soprattutto se prima del trapianto eravate molto debilitati. Il medico comunque saprà prevedere quanto durerà indicativamente la vostra convalescenza.

L’assistenza psicologica e/o i gruppi di aiuto possono essere utili per aiutarvi a convivere con un fegato nuovo.

Lavoro. Dopo la convalescenza la maggior parte dei pazienti può ritornare a lavorare. Il medico vi dirà esattamente quando.

Dieta. La maggior parte dei pazienti può ritornare alla dieta che seguiva prima del trapianto. Alcuni farmaci prescritti dopo il trapianto potranno farvi ingrassare, mentre altri potrebbero causare il diabete o far aumentare il colesterolo. Seguire una dieta bilanciata, a basso contenuto di grassi, potrà aiutarvi a rimanere in salute.

Esercizio fisico. Dopo il trapianto, quasi tutti i pazienti possono ritornare a fare attività fisica.

Attività sessuale. La maggior parte dei pazienti potrà avere una vita sessuale normale. Le donne dovrebbero comunque evitare le gravidanze nel primo anno successivo al trapianto. Chiedete al medico quando potrete ritornare a una vita sessuale normale o quando potrete avere un figlio in sicurezza.